Tema:Acquedotto

Da GQBWiki.

Indice

Età pre romana

tubature nei livelli più antichi raggiunti dallo scavo in alcune parti della città

TARAMELLI 1902: sorgive nelle immediate vicinanze della città

Scavi abitato Profitis Ilias (ALLEGRO 1991): sorgenti attive nel punto di contatto tra la pianura e le prime balze collinari

Utilizzo del fiume? Iscrizioni arcaiche che regolamentano l'uso.

Idea di un sistema integrato con sfruttamento di sorgenti e tesaurizzazione dell'acqua piovana (520 mm/anno tra Nov e Gen).

Età romana

Costruzione di un acquedotto strutturato che attinge alle sorgenti di Zaròs.

Il progetto si articola in alcuni passaggi fondamentali:

  • scelta delle sorgenti e deviazione acqua di Festòs (200 l/s; variazione su base stagionale tra 6000 e 17000 mcubi/g)
  • delineazione di un percorso “economico” lungo le curve di livello con pendenza 1,8% (18 metri x ogni km)
  • tipologia della struttura: condotto sorretto da muri di contenimento rinforzati verso valle; struttura in cementizio rivestito nella parte bassa di blocchetti di poros poi marcapiano di calcare e laterizi (i materiali ci danno informazioni anche sui bacini di approvvigionamento del cantiere che si trovano tutti lungo il percorso dell'acquedotto).
  • diversi tipi di coperture: volta in mattoni, lastre piatte, lastre a capanna.
  • dimensionamento del canale: 20-24.000 mcubi/g nel tratto della gola del Mitropolianòs; 10.000 mcubi/g sul versante orientale della gola; 6.000 mcubi/g il ramo C dentro la città
  • gli attraversamenti: due soluzioni diverse; ponte sifone (più adatto a resistere alle piene del fiume e alle sollecitazioni sismiche) e ponte acropoli su archi (ricostruito sulla base del testo di TARAMELLI 1902.

Arrivo dell'acquedotto in città; i castelli di distribuzione e la rete sotterranea; l'alimentazione di ninfei e terme

Elementi per la datazione

  • iscrizione Soarco, IC IV 330
  • tecnica edilizia di età severiana (cfr. murature del teatro del Pythion)

Età tardoantica

Fine IV secolo dissesto di alcune strutture connesse con l'acquedotto come le terme del Pretorio: effetto del famoso sisma del 365?

Anche nel nostro scavo asportazioni e nuovi orientamenti indicano che è successo qualcosa; nasce la strada del quartiere che porta probabilmente verso Mavropapa (V secolo)

Alla fine del IV secolo crolla anche il teatro del Pythion.

Sappiamo che Dositeo costruisce il "nuovo Pretorio" (IC IV 284).

Dell'acquedotto non vediamo effettivamente niente dal punto di vista archeologico.


elementi per la datazione di una fase TA dell'acquedotto: iscrizione Erenniano (IC I XXXI,9) che ci dice anche qualcosa di interessante per la divisione del lavoro (lotti di cantiere).

Età protobizantina

Vediamo una fase di riassetto totale del sistema di approvvigionamento idrico che prevede:

  • una ristrutturazione del ponte sifone,
  • una nuova fase del canale di contenimento del fiume.

La novità principale riguarda però la distribuzione urbana che non è più organizzata con una rete sotterranea, ma con un sistema di superficie la cui struttura è fatta di:

  • bracci dell'acquedotto che attraversano la città (da capire in quali parti della città passano): a quelli visibili dobbiamo aggiungere anche il ramo di Mitropolis (oggi non più visibile, ma attestato da da Tournefort).
  • condutture di spatheia sotto le strade (li abbiamo visti nella trincea dell'OTE a Mitropolis e nel sondaggio di Halbherr della nostra area di scavo)
  • oltre 50 cisterne fontane collegate ai rami di superficie dell'acqueodtto e distribuite in maniera disomogenea su circa 80 ettari di abitato

Come sono fatte le cisterne-fontane:

  • tecnica edilizia: blocchetti sbozzati di poros con inserto casuale di laterizi, coerente con le altre strutture collegate all'acqua
  • tipologia: si tratta di vasche coperte con volta a botte con uno o più punti di attingimento; la presenza del serbatoio ha diverse spiegazioni (cisterna di accumulo in caso di interruzione del flusso per manutenzione acquedotto; rallentatore di flusso per un sistema che ha una pendenza piuttosto accentuata; vasca di decantazione per garantire acqua pulita)

Come funzionano singolarmente e come sistema:

  • ciclo dell'acqua: l'acqua arriva loro dal condotto e viene convogliata verso il punto di attingimento; se il rubinetto è chiuso l'acqua riempie la vasca e poi esce da un troppo pieno che la manda di nuovo in circolo nell'impianto con un condotto di uscita.
  • usi secondari: nei punti di attingimento sono previsti meccanismi di recupero per le acque reflue che vengono indirizzare verso abbeveratoi o allestimenti utili alla vita quotidiana come lavatoi; in qualche caso, forse in una seconda fase, vengono costruite delle canalizzazioni per le acque di risulta che vengono utilizzate per le produzioni artigianali.
  • dal punto di vista del sistema "cisterne" nel suo complesso si possono distingure 5 gruppi di strutture:
  • cisterne scoperte di grandi dimensioni fino 800 mcubi
  • fontane grandi 300-100 mcubi
  • fontane medie 70-40 mcubi
  • fontane piccole 30-12 mcubi
  • semplici punti di attingimento

I nuclei delle fontane corrispondono ai villaggi che vede molto tempo dopo Tournefort? o a quelli cui si riferisce l'invocazione a S. Nicola (IC IV 471)

Elementi per la datazione

Dati di scavo:

  • moneta da pilone strada W 558-559
  • ultima fase castellum del Pretorio databile al VI-VIII secolo
  • frammento di sovradipinta bizantina da un rifacimento del pavimento della fontana 5 (fine VI-inizi VII)
  • moneta sporadica da fontana 7 (post 538)

Tecnica edilizia:

  • maestranze esterne (come S. Tito?)

Epigrafia:

Stratigrafia del paesaggio

Le cisterne sono gli elementi più recenti che vediamo nella stratigrafia urbana.

Considerazioni generali

E' evidente che si tratta di un impianto unitario, costruito e pensato tutto insieme: fino a quando ciò è possibile in una città del Mediterraneo?

L'ultimo momento in cui questa operazione centralizzata sembra avere un senso è la tarda età giustinianea, quando cioè viene costruita la basilica di Mitropolis (539: moneta nel crollo e iscrizione di Teodoro nel pavimento).

Che immagine abbiamo della città? E' compatibile con una città della seconda metà VI?

Città ad isole; presenza di attività artigianali in quello che prima era il centro monumentale, animali che fanno parte della vita quotidiana degli abitanti dell'area urbana (ruralizzazione dei centri urbani?)

Età moderna e contemporanea

Portata acquedotto

in relazione con la città e la sua popolazione.

In epoca storica il flusso di zaròs rimane inalterato mentre cambia la popolazione di Gortina.

In età romana (età adrianea-severiana) picco demografico: 60-80.000 unità, ma forse troppi; stime più attendibili 17/34.000 unità (calcolata con densità 100 persone per ha)

con un minimo di 7000 mcubi/g disponibilità di 140 l/g/p per 60/80.000 persone

con la stessa acqua 280 l/g/p per un valore medio tra 17/34.000 persone, circa 25.000


Ma consumi reali società preindustriali 50 l/g/p, anche 15-20 l/g/p

A chi arriva e serve tutta questa acqua in epoca romana e soprattutto in epoca PB?

Con la popolazione al massimo la città avrebbe consumato 1000-1500 mcubi/g.ovvero un quarto del totale.


Variae

Corrispondenza tra Teodoro, vescovo metropolita di Cizico, e l’imperatore Costantino VII Porfirogenito (X secolo, ed. Lampros, Neos Ellenomnemon 19 (1925), p. 276, 293 .

Il vescovo Teodoro, rivolgendosi all'imperatore Costantino Porfirogenito di cui era un amico intimo, dice : sono stanco di mandare il mio asino alla fontana. Per questo mi sono pianificato un piccolo serbatoio nella mia casa, per il mio uso personale, e ti prego di chiedere al conte delle acque di fornirmene una piccola quantità durante l'inverno affinché possa dissetarmi durante l'estate.

Una seconda lettera lascia intuire che il ” despota delle acque”, come lo chiama ironicamente, ha trattato male il nostro povero uomo che gli accorda molta poca acqua contro un pagamento considerevole. Un prelato distinto viveva così, dunque è facile immaginare la sorte delle persone comuni.

Paso citato in traduzione da C. MANGO, Le développement urbain de Constantinople (IV-VII siècles), Paris 1990.

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